Prestiti, quanto pesano le spese di istruttoria

I prestiti personali alle famiglie si mantengono particolarmente onerosi. La colpa non sarebbe, tuttavia, del solo tasso di interesse annuo nominale applicato al capitale oggetto di finanziamento, quanto anche e soprattutto di tutte quelle commissioni accessorie che non sono conteggiate nel TAN, che ma fanno parte di altri indicatori sintetici di costo, come il TAEG, e che sono pertanto ben in grado di spiegare le enormi divergenze che sussistono tra il tasso annuo dichiarato, e il costo dell’operazione stessa.

Ad occuparsi del fenomeno, nelle scorse giornate, è stato uno speciale curato da CorrierEconomia, l’inserto economico del Corriere della Sera, che con una serie di analisi ha dimostrato quanto può essere oneroso restituire un debito contratto per prestiti erogati da istituti bancari o postali.

Secondo quanto affermato dal magazine, a causa del peso delle spese di istruttoria & co., il tasso annuo effettivo globale che i clienti bancari e postali devono sostenere per poter restituire il capitale si aggira intorno al 15 per cento, mentre i tassi annui effettivi globali sui fidi di cassa superano spesso e volentieri anche il 20 per cento.

Pertanto, chi richiede un finanziamento di 15 mila euro, corre il rischio di restituire fino al 40 per cento di quanto erogato, nell’arco di pochi anni.

È sempre il Corriere della Sera a rilevare, infatti, che colui che richiede 15 mila euro nei sette principali istituti di credito italiani, da restituire in 72 mesi, paga in media 5.335 euro di interessi e spese accessorie, con un peso che è pertanto fino al 40 per cento in più della somma precedentemente ricevuta.

La situazione non cambia se si variano gli importi e le durate. Per quanto ovvio, minore è l’estensione temporale e minore è il peso degli interessi e, di conseguenza, la percentuale che il cliente andrà a rimborsare “in più” rispetto al solo capitale.